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Com’è nata Kiez Agency?

Kiez agency è nata qualche hanno fa dalla comune voglia di praticare l’architettura in modo diverso, con una maggiore attenzione verso i destinatari e gli utilizzatori degli interventi di rigenerazione urbana o di sistemazione di uno spazio. Ci siamo formati come architetti, ma subito dopo la laurea abbiamo iniziato a percorrere strade diverse, collaborando con altre realtà che si occupano della città e del territorio, per poi ritrovarci con la stessa volontà di ricercare un’architettura attenta alle comunità grazie ad una maggiore ‘sostenibilità sociale’ negli interventi sullo spazio pubblico e privato.

Come mai avete scelto questo nome?

Kiez è un termine tedesco, usato soprattutto nelle città del nord della Germania come Berlino e Amburgo, che identifica un vicinato, una piccola comunità di abitanti che si autoriconosce nello spazio in cui vive e che non è quasi mai quello dei quartieri o rioni ufficialmente identificati. Ci piaceva con questo sottolineare la nostra vocazione a creare comunità e al voler lavorare con comunità, non per forza riconosciute, ma attente allo spazio e alle sua cura. Agency (agenzia) sta per la volontà di essere ‘agenti’ nello spazio, più che un ufficio che gestisce pratiche, o uno studio che analizza la realtà: vogliamo sottolineare la nostra ambizione a realizzare azioni sul territorio per la costruzione e il rafforzamento delle comunità.

Noi lo sappiamo, ma chi sta leggendo molto probabilmente no, volete raccontare quando e come si è sviluppato il rapporto tra Leila e Kiez Agency?

Con Leila ci conosciamo ormai da anni, da quando è iniziato il processo di ‘INstabile Portazza’, che è stato il nostro primo intervento di recupero di un edificio abbandonato e di ricostruzione di una comunità locale. Un progetto che si basa sulla collaborazione di alcuni abitanti del quartiere Savena e sulla condivisione di spazi, strumenti e conoscenze. Ad INstabile ospitiamo, ormai da molti anni, un corner biblioteca di Leila, che abbiamo autocostruito insieme. L’anno scorso quando Leila ha deciso di fare il primo passo verso la ricerca di una propria ‘casa’, ci ha chiesto se la potevamo aiutare e ora siamo qua a sistemarla insieme.

E ora siamo qui, che lavoriamo assieme nella costruzione della nostra nuova (ma soprattutto prima) sede! Visto che l’avete immaginata, progettata e costruita, raccontateci: come sarà la stanza della condivisione degli spazi?

Abbiamo pensato che dovesse essere uno spazio “in costruzione”, che permettesse di essere cambiato diverse volte nel tempo, al cambiare delle persone e delle esigenze; uno spazio in cui la nostra azione iniziale non impedisse troppo futuri sviluppi, ma anzi fosse da stimolo. Un luogo inoltre, stimolante e vivace, in cui passare intere giornate senza esserne annoiati. Sarà realizzata con materiali che rimandano all’idea della costruzione e del cantiere, che già sono diventati elementi di riconoscimento per Leila, come i pannelli di legno giallo comunemente usati per le ‘centine’ in edilizia.

Via Luigi Serra 2 G/, Bolognina. Probabilmente il rione più  iconico di Bologna, che contemporaneamente, negli anni, sta subendo una fortissima trasformazione. Cosa significa venire a lavorare qui?

La Bolognina degli ultimi anni ha il sapore di un laboratorio, una parte di città con tante energie, tanti nuovi spazi e iniziative. Via Serra ci sta proprio in mezzo, ed ha già al suo interno alcuni spazi tra i più noti della città. Noi crediamo che possa esprimere ancora tanto e che in questo la nuova casa di Leila non solo arricchisca la Bolognina ma possa diventare elemento di stimolo per collaborazioni trasversali, eventi condivisi e iniziative ibride. Venire a lavorarci significa cercare di cogliere tutte queste opportunità e cercare un dialogo con le tante altre realtà che vivono in zona. Significa venire a stare in un ecosistema attivo e pulsante.

Vi piacerebbe aggiungere qualcosa?

La casa di Leila oltre che uno spazio per la biblioteca sarà un propulsore della condivisione degli spazi, dei saperi e delle ambizioni. Un laboratorio nel laboratorio per immaginare un nuovo modo di vivere la città e i nostri giorni.

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