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Leila su Rsera La Repubblica Nazionale! E dopo questa chi ci ferma più?

Leila su Rsera La Repubblica Nazionale!

Articolo di: Silvia De Santis
Pubblicato il: 12 aprile 2016 su Repubblica Sera
Link:
http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/04/12/news/dal_trapano_ai_giochi_a_bologna_apre_la_biblioteca_degli_oggetti-137439819/

 

Mai più elettrodomestici inutilizzati: a Bologna sull’onda delle esperienze di Berlino eVienna, nasce il primo emporio della condivisione. Così se ti serve un trapano puoi prenderlo in prestito. Facendo un favore a te e all’ambiente.


Un frullatutto, una smerigliatrice, una scacchiera e un sacco a pelo. E poi la macchina per il pane, la tenda da campeggio, il trapano che rischiava di morire di solitudine in cantina. L’ultima frontiera della sharing economy è una biblioteca sui generis che, al posto dei libri mette in prestito gli oggetti. Quelli lasciati in letargo tra soffitta e garage per mesi e mesi in attesa di una cena tra amici, di una vacanza in montagna o delle feste natalizie, utensili e giochi da tavolo abituati a “scendere in campo” una o due volte l’anno.

Dal prossimo aprile saranno loro a popolare gli scaffali di Leila, il nuovo emporio della condivisione che, in Italia, aprirà le porte a Bologna, ma ha già tre gemelle a Berlino, Vienna e Kiel. «Vogliamo superare l’idea del possesso e restituire all’oggetto il suo valore più profondo, ovvero l’utilizzo» spiega Antonio Beraldi, 35 anni, operatore nel sociale e uno dei sei promotori della “biblioteca degli oggetti”. «Non ha più senso tenere in credenza una pentola per la fonduta che tiriamo fuori una volta l’anno. Metterla a disposizione degli altri in uno spazio cui tutti hanno libero accesso aiuterà l’economia domestica e l’ambiente, oltre a far posto nelle cantine e a ridurre gli sprechi».

E infatti Leila, dal tedesco “Leihen” (dare in prestito), sarà il primo luogo “open source” in cui chiunque potrà lasciare in dote alla collettività un oggetto (che resta di sua proprietà e gli viene restituito allo scadere dell’anno) e usufruire, a sua volta, degli altri del campionario, secondo un circolo della gratuità che si autoalimenta. Quest’associazione di promozione sociale che avrà tra i suoi obblighi anche quello di “educare” i cittadini alla rivoluzione culturale, attraverso incontri nelle scuole, ad esempio. La sede fisica, prevista dal Patto di Collaborazione che lega città e promotori del progetto, sorgerà in via Indipendenza tra le mura di Dynamo, la velostazione di Bologna e sarà aperta martedì e sabato dalle 15.30 alle 20.30.

Lasciando i propri dati anagrafici si riceverà una tessera annuale (da 25, 35 o 50 euro, a propria discrezione, il servizio non cambia) con la quale si potrà prendere qualcosa in prestito per una settimana o due, ma anche per un mese, all’occorrenza. «Si valuterà caso per caso – continua Antonio – uno degli obiettivi è quello di creare una sorta di circolo degli amici, in cui si superano le reciproche diffidenze e ci si conosce». Perché Leila, si legge nel progetto, dovrà essere un volano per la creazione di relazioni, in contrapposizione al mondo filtrato da tastiera e schemi. «Sarà come prestare un oggetto a un amico, e il risarcimento, per gli oggetti di maggiore valore, sarà coperto da una caparra. In generale chi arreca dei danni si impegnerà a restituire un oggetto di pari qualità e valore».

L’idea arriva dall’avanguardista Berlino, dove nel 2011, in piena crisi economica, Nikolai Wolfert diede vita a un piccolo negozio associativo nell’ex quartiere punk di Prenzlauer Berg, su Fehrbelliner Strasse. Tre stanze all’insegna del “condividi e utilizza”, avamposto contro l’iperconsumismo. «Abbiamo cercato di adattare il modello tedesco alla realtà bolognese» spiega ancora Alberto. «Perché se è vero che in Italia, rispetto alla Germania, il concetto di condivisione non fa parte del quotidiano, tuttavia è vivo il bisogno di queste esperienze». Ne è prova il tam tam dei sostenitori del progetto che da un anno a questa parte preparano il terreno per il vernissage e che finora hanno raccolto una cinquantina di oggetti.

Per non parlare di altre iniziative comunitarie in città, come la Social Street di via Fondazza, l’esperimento di vicinato 2.0 che nel giro di due anni ha cambiato il volto di Bologna avvicinando dirimpettai e abitanti di rione attraverso il baratto di competenze e professionalità, feste di strada, cura degli spazi comuni. Un esempio vincente felicemente esportato anche all’estero, oggi sono 393 le strade social sparse tra Europa, Brasile e Nuova Zelanda. Un po’ quello che si augurano Antonio e i pionieri italiani di Leila, riuscire a diffondersi in maniera capillare sul territorio, di modo che ogni quartiere abbia il suo avamposto dello scambio. «Un’idea così geniale nella sua semplicità, incredibile che qualcuno non ci abbia pensato prima» conclude Alberto. La democrazia partecipativa inizia da qui.

 

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